
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrata sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo sedicesimo appuntamento è il duo MASBEDO
Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

In questo appuntamento, i MASBEDO (duo artistico formato da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni) ci raccontano Resto.
Resto nasce nel 2021, in uno dei momenti più difficili e sospesi della nostra storia recente. Eravamo ancora immersi nella pandemia, in un tempo in cui ogni spostamento, ogni incontro e ogni gesto creativo sembravano dover fare i conti con un senso di precarietà che riguardava tutti. Dopo la produzione del progetto, sostenuto da Fondazione ICA Milano nell’ambito di un’iniziativa promossa dalla Farnesina, abbiamo sentito il bisogno di realizzare un’opera che fosse essenziale, quasi silenziosa, capace di parlare attraverso un’immagine semplice ma profondamente simbolica.
L’idea era quella di trasformare il mare in uno spazio di raccoglimento. Non volevamo raccontare direttamente la tragedia delle migrazioni nel Canale di Sicilia, ma costruire un gesto poetico che potesse diventare una forma di accoglienza e di memoria. L’arte, in questo caso, non come rappresentazione del dolore, ma come atto di soccorso simbolico, una presenza discreta capace di attraversare il Mediterraneo con rispetto.
La parte più complessa è stata proprio la realizzazione. Girare durante il Covid significava confrontarsi con limitazioni continue, con una produzione ridotta all’essenziale e con la responsabilità di proteggere ogni persona coinvolta. Eppure, proprio quella condizione di isolamento ha finito per entrare nell’opera stessa, rendendola ancora più necessaria. La solitudine della barca che naviga senza equipaggio è diventata anche il riflesso di quel tempo sospeso che stavamo vivendo. Il lavoro è iniziato a Milano, nella Chiesa Rossa e nella Chiesa della Passione, dove abbiamo filmato un organista mentre eseguiva una piccola sonata andante composta alla fine del Settecento da Gianandrea Fioroni. L’organo, con il suo respiro profondo e la sua dimensione liturgica, ci interessava perché trasformava il suono in una presenza fisica, quasi una preghiera laica.
Successivamente, quella registrazione è stata trasferita nel Mare di Sicilia. Su una barca, significativamente chiamata Resto, abbiamo installato un grande schermo rivolto verso prua, sul quale scorrevano le immagini dell’organista e dei dettagli dello strumento. L’imbarcazione avanzava lentamente sull’acqua mentre la musica si diffondeva nello spazio aperto, senza spettatori, senza palcoscenico, affidata soltanto al vento e al mare. Quello che ci interessava era immaginare una sorta di messa sacrale che potesse raggiungere idealmente tutte le vite spezzate in quel tratto di Mediterraneo. Non un monumento, ma un rito effimero; non una celebrazione, ma un gesto di ascolto. Il titolo Resto, preso dal nome della barca, ha assunto così un significato ulteriore: restare significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte, permanere dentro una responsabilità collettiva, affermare che, anche quando tutto sembra allontanarci dagli altri, esiste ancora la possibilità di condividere un orizzonte comune.
Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife
1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni
9 – Sorelle Acqua di Rachele Frison
10 – Arma il prossimo tuo come te stesso di Mario Consiglio
11 – L’amore è nell’aria di Bianco-Valente
12 – GIOVANNA di Ivana Pia Lorusso
13 – Opera senza data, senza titolo di Maura Banfo
14 – Trappola Calanco del Rio Tradito di Angelo Bellobono
15 – I just want to know who I am di Virginia Zanetti





