06 Ottobre 2026 00:42

Un’opera a settimana. “CRASH” di Loredana Longo

Loredana Longo, CRASH#2, 2022, metallo lavorato (guardrail) 136x133x80 cm (ca.) Still da performance/video crashing the box, 2022
Loredana Longo, CRASH#2, 2022, metallo lavorato (guardrail)
136x133x80 cm (ca.)
Still da performance/video crashing the box, 2022
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrato sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo ventunesimo appuntamento è Loredana Longo

Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

Loredana Longo. Photo courtesy Francesco Lo Bianco
Loredana Longo. Photo courtesy Francesco Lo Bianco

In questo appuntamento, Loredana Longo ci racconta CRASH.

Solo se ci sei dentro lo capisci. Quel sottile senso del piacere, decisamente disturbato, come quando continui a toccarti con la lingua un dente malato. La soglia del dolore e quella del piacere sono sullo stesso bilico e spesso coincidono. La sofferenza mi porta all’interno di una zona di sconforto, in cui so di essere sola e lo voglio essere. Quando questa forma di disagio riempie un lungo periodo, trovo una forza che non pensavo di avere e anche un sottile piacere nella consapevolezza di possedere una elevata soglia di tolleranza al dolore perché sento il mio corpo, è vivo.

CRASH è la mia zona di sconforto, un’opera dentro la quale sono chiusa, un box costituito da 4 guardrail di ferro. Io sono dentro quel box, e con un grande mazzuolo colpisco le pareti metalliche, ma so benissimo che non posso uscirne, trovo piacere nel lottare contro l’inutile possibilità di vincere quell’ostacolo. C’è la possibilità di andare fuori? E se ci fosse, vorrei davvero uscire da quella “zona di sconfort”? Forse ci siamo abituati a vivere dentro delle gabbie, penso.

Ricordo il film di Cronenberg, Crash, uscì dal cinema turbata. Allora camminavo con due stampelle, avevo avuto un brutto incidente e pensavo che Ballard fosse un maniaco masochista. Dopo parecchi anni e parecchi incidenti, ho capito che nulla mi capitava a caso, ma non per masochismo o autolesionismo, ma più per sana incoscienza, sai che non dovresti ma lo fai comunque.

L’esperienza non serve, sappiamo bene quali sono le cose che ci fanno male e le rifacciamo. Perché in fondo ci piace quell’errore, l’errore è la vita stessa.

Il mio corpo è il luogo dell’accadimento, ho voluto tutto quello che mi è successo.

Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife

1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni
9 – Sorelle Acqua di Rachele Frison
10 – Arma il prossimo tuo come te stesso di Mario Consiglio
11 – L’amore è nell’aria di Bianco-Valente
12 – GIOVANNA di Ivana Pia Lorusso
13 – Opera senza data, senza titolo di Maura Banfo
14 – Trappola Calanco del Rio Tradito di Angelo Bellobono
15 – I just want to know who I am di Virginia Zanetti
16 – Resto dei MASBEDO
17 – Angela Paolini di Chiara Calore
18 – Manifestazione di Gian Maria Tosatti
19 – Come sta la luna? di Serena Fineschi
20 – The Bathhouse di Federico Solmi