
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo ventiquattresimo appuntamento ci risponde Clementina Rizzi, direttrice Polo comunicazione, mediazione e sviluppo di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Pinault Collection (Venezia)
Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?
Ci risponde Clementina Rizzi, direttrice Polo comunicazione, mediazione e sviluppo di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Pinault Collection (Venezia).
Se dovessi identificare una svolta nella mia carriera, la ricondurrei al momento in cui a Lisbona, durante gli ultimi sgoccioli degli anni Novanta, ho fatto il mio ingresso al Centre Cultural de Belem. Naturalmente la passione per i luoghi d’arte e cultura era già viva da tempo, ma non avevo mai pensato potesse essere la mia vita. Invece, è stato lì che è scoppiata la scintilla, vedendo da vicino l’effetto che è in grado di produrre l’incontro tra le persone e l’arte, la cultura, il teatro. All’epoca Lisbona non era la città che è adesso, viveva ancora grossi problemi sociali ed economici, ed è forse per questo che in quel luogo affacciato sul Tejo ho sperimentato letteralmente il potere cha ha la cultura di unire le persone. Insieme si potevano vivere esperienze uniche, fondanti e irripetibili e sapevo che quell’effetto non si sarebbe probabilmente esaurito per tutta la vita.
Da quel momento ci sono state poi innumerevoli svolte, ma le definirei più che altro incontri che mi hanno permesso di crescere, conoscere ed esplorare l’universo degli artisti, accompagnandoli nel processo di realizzazione di una mostra o di un progetto.
Sono state diverse le istituzioni culturali con cui ho avuto la possibilità di collaborare, una costellazione fantastica fatta di incontri unici e fondamentali, con direttrici e direttori artistici, colleghi, professionisti, artisti e naturalmente i visitatori. Il lavoro nell’arte e nella cultura è soprattutto un lavoro di squadra e di complicità.
Tutti i progetti su cui ho avuto l’occasione di lavorare sono stati a loro modo delle vere e proprie svolte, ma per citarne alcuni, non posso non menzionare la mostra di Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, il Padiglione della Santa Sede alla Biennale d’Arte all’interno della Casa circondariale femminile della Giudecca o l’apertura di nuovi musei o sedi espositive a Rovereto e Milano.
La svolta, o le svolte, non sono ancora finite, finché permetteranno di vivere e contribuire al cambiamento che interessa il mondo della cultura quotidianamente, e di condividere questa complessità con più persone possibili. Tutto questo per me è un grande privilegio.
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1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini
11 – Raffaella Cortese
12 – Nicola Ricciardi
13 – Paola Manfredi
14 – Maria Cristina Didero
15 – Paola Capata
16 – Roberto Gramiccia
17 – Sergio Risaliti
18 – Andrea Bruciati
19 – Francesco Arena
20 – Ilaria Bonacossa
21 – Irina Zucca Alessandrelli
22 – Lorenza Baroncelli
23 – Lorenzo Balbi




