02 Novembre 2026 10:34

Un’opera a settimana. “Souvenir” di Francesco Lauretta

Francesco Lauretta, Souvenir, 2026. Pastelli, fusaggine, olio su tela non preparata, 90 x 60 cm
Francesco Lauretta, Souvenir, 2026. Pastelli, fusaggine, olio su tela non preparata, 90 x 60 cm
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrato sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo ventottesimo appuntamento è Francesco Lauretta

Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

Francesco Lauretta
Francesco Lauretta

In questo appuntamento, Francesco Lauretta ci racconta Souvenir.

In studio.  Lavoro su fuochi d’artificio e un quadro grande tanto da contenerli tutti, un quadro che cambia ora dopo ora: riaccendo i fuochi quotidianamente e ogni volta non mi garbano i colori, così procedo senza sosta. Un messaggio di D. mi scrive perché ignori quel messaggio o invito a presentare un’opera. Non so come rispondere, non so cosa presentare. Lei insiste e così facendo invio 19 immagini che raccontano le ore che mi sono scivolate tra le mani e con le mani i pensieri scaraventati su tela negli anni, ma non solo: tra le immagini rifilo anche un’antica installazione formata da circa 12.000 soldatini gravidi che avevo chiamato Novecento, l’orrore infinito e rigenerante dell’orrore della guerra, guerra che ritrovo in questi giorni in un libro di Daniel  Kraus Angel Down e che bene traduce il pantano cui gli uomini pare non riescono a venirne fuori,  nei secoli dei secoli.

Faccio l’elenco delle immagini di opere inviate; Stele, Souvenir (trittico), Lettera a Cézanne, Il quadro più bello del mondo, The bathers, Party, Impersonale, Alla noia, Parade, Song, e bla bla.  Un manicomio, come si fa a scegliere un’opera quando ogni opera differisce dall’altra come dal suo autore, come fosse quel Baule pieno di gente di giovane memoria, memoria, beninteso, traballante?

Allora scelgo due foto. Una registra il corso dell’opera che sta impegnando il tempo di questi giorni, e una perché sorprendentemente tradotta in pochi minuti pare piaccia molto, con mia sorpresa.

Ho sempre avuto, come pittore e artista, una moltitudine di Francesco addosso, tanto che fatico a comporre una identità anche se riconosco la postura. In soccorso negli anni sono venuti molti autori, soprattutto autori che operano con parole e musica, e lentamente la mia schizofrenia ha trovato – sempre però in modo sfuggente – l’appellativo di autore impersonale dallo sguardo dronico e debordante. Anche per questo motivo, le ultime prove si sono moltiplicate in trittici e souvenir, perché mi consentono di disorientare ulteriormente la comprensione e l’irritabilità del pronome io che sta stretto, come stava stretta la maglietta di pittore cui ho dovuto combattere interinalmente per anni in quanto, così sembrava a me, limitante e pericolosa perché la pittura l’affido agli altri quando sono, diversamente, un disegnatore.

E il disegno del piacere l’ho ritrovato usando gesto e colore, dipingendo disegnando. I trittici così mi aiutano ad assorbire momenti temporali e persone diverse contemporaneamente, e i souvenir dalla storia dell’arte consentono di sfilacciare le mie orme verso un’entità astratta, impersonale appunto, che cede all’impossibile definizione di quello che chiamo inesistenza e inesistenzialismo. Inoltre, il passo mimetico con le immagini reali ha perso quella definizione sconcia di copia che rendeva l’opera un requiem e tesa verso un asincrono percettivo portentoso, che si rifletteva nell’esercizio instabile in una specie di anacronismo e virtuosismo, teso a minare e mimare la mia soggettività incerta, arruffona, prepotente.

Souvenir, qui presentato, è un disegno colorato di 90 per 60 centimetri, dimostra la mia attitudine all’amore della storia e di artisti amatissimi, e presenta nel disegno – attraversato – la mia singolarità, tramata, fatta di mani e pensieri, liberata dalla autorialità ingombrante. E se non ingombrante, fragilissima della mia persona.

Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife

1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni
9 – Sorelle Acqua di Rachele Frison
10 – Arma il prossimo tuo come te stesso di Mario Consiglio
11 – L’amore è nell’aria di Bianco-Valente
12 – GIOVANNA di Ivana Pia Lorusso
13 – Opera senza data, senza titolo di Maura Banfo
14 – Trappola Calanco del Rio Tradito di Angelo Bellobono
15 – I just want to know who I am di Virginia Zanetti
16 – Resto dei MASBEDO
17 – Angela Paolini di Chiara Calore
18 – Manifestazione di Gian Maria Tosatti
19 – Come sta la luna? di Serena Fineschi
20 – The Bathhouse di Federico Solmi
21 – CRASH di Loredana Longo
22 – Ritratto in arancione di Alfonso Leto
23 – ES di Federica Poletti
24 – Frammenti di Coscienza #8 di Mikayel Ohanjanyan
25 – Echea di Michele Spanghero
26 – RESISTENZA DI UN’IDEA #01 di Vincenzo Schillaci
27 – La misura di un intervallo di Giovanni Termini