
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrato sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo ventisettesimo appuntamento è Giovanni Termini
Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

In questo appuntamento, Giovanni Termini ci racconta La misura di un intervallo.
La misura di un intervallo è un’opera presentata nel 2022 presso la Galleria ME Vannucci, nell’ambito del progetto Consuete attenzioni, curato da Alessandro Rabottini. L’installazione si articola attraverso l’impiego di barriere New Jersey e reti da cantiere, elementi funzionali alla delimitazione e alla gestione dei flussi, qui riconfigurati come dispositivi di separazione e confinamento. L’intervento suddivide lo spazio della galleria in due aree, una delle quali ulteriormente articolata in quattro porzioni, modificandone la continuità percettiva e la praticabilità. All’interno delle recinzioni, sono collocati alcuni palloni da basket usurati e sgonfi, privati della tensione necessaria al loro utilizzo.
L’assetto installativo interferisce con l’accesso e con la circolazione: l’ingresso è parzialmente ostruito, mentre una porta semiaperta, integrata nella recinzione, risulta inaccessibile a causa della parete antistante. Si determina così una condizione di discontinuità spaziale, nella quale l’apertura non coincide con una reale possibilità di passaggio e la visibilità degli oggetti non corrisponde alla loro accessibilità. La funzione originaria dei materiali viene alterata: le strutture di delimitazione diventano strumenti di preclusione, mentre gli oggetti destinati al gioco sono sottratti alla loro funzione relazionale e operativa.
L’intervento agisce sulla relazione tra spazio, corpo e movimento, trasformando la fruizione in un’esperienza regolata da impedimenti e interruzioni. La progressiva frammentazione introduce una riflessione sui processi attraverso cui lo spazio viene organizzato, assegnato e reso accessibile in modo differenziale. Recintare significa non soltanto separare, ma stabilire condizioni di appartenenza ed esclusione, definendo chi possa attraversare, utilizzare o occupare una determinata porzione.
Tale distinzione, tuttavia, non è univoca. La posizione di chi si trova dentro o fuori non determina necessariamente una condizione stabile di privilegio o subordinazione. L’inaccessibilità può essere percepita come privazione dall’esterno e come protezione dall’interno; analogamente, l’esclusione non esclude la possibilità di una complicità nei confronti del sistema che la produce. Il dispositivo sollecita così una riflessione sulla responsabilità individuale e sui meccanismi, anche inconsapevoli, attraverso cui si accettano e si riproducono le strutture di separazione.
La misura di un intervallo configura quindi lo spazio come costruzione materiale e relazionale, nella quale il limite non è neutro, ma produce conseguenze sulla libertà d’azione e sulle possibilità di relazione. L’intervallo evocato dal titolo si colloca tra accesso e interdizione, appartenenza ed estraneità, subordinazione e complicità. La questione non riguarda soltanto la posizione occupata rispetto alla barriera, ma il modo in cui ciascuno partecipa, direttamente o indirettamente, alla definizione e al mantenimento del confine.
Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife
1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni
9 – Sorelle Acqua di Rachele Frison
10 – Arma il prossimo tuo come te stesso di Mario Consiglio
11 – L’amore è nell’aria di Bianco-Valente
12 – GIOVANNA di Ivana Pia Lorusso
13 – Opera senza data, senza titolo di Maura Banfo
14 – Trappola Calanco del Rio Tradito di Angelo Bellobono
15 – I just want to know who I am di Virginia Zanetti
16 – Resto dei MASBEDO
17 – Angela Paolini di Chiara Calore
18 – Manifestazione di Gian Maria Tosatti
19 – Come sta la luna? di Serena Fineschi
20 – The Bathhouse di Federico Solmi
21 – CRASH di Loredana Longo
22 – Ritratto in arancione di Alfonso Leto
23 – ES di Federica Poletti
24 – Frammenti di Coscienza #8 di Mikayel Ohanjanyan
25 – Echea di Michele Spanghero
26 – RESISTENZA DI UN’IDEA #01 di Vincenzo Schillaci



