26 Ottobre 2026 09:34

Un’opera a settimana. “La misura di un intervallo” di Giovanni Termini

Giovanni Termini, La misura di un intervallo, 2022. Cemento, ferro zincato, palloni da basket. Galleria ME Vannucci, Pistoia. Ph. Michele Alberto Sereni
Giovanni Termini, La misura di un intervallo, 2022. Cemento, ferro zincato, palloni da basket. Galleria ME Vannucci, Pistoia. Ph. Michele Alberto Sereni
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrato sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo ventisettesimo appuntamento è Giovanni Termini

Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

Giovanni Termini. Ph. Stefano Teodori
Giovanni Termini. Ph. Stefano Teodori

In questo appuntamento, Giovanni Termini ci racconta La misura di un intervallo.

La misura di un intervallo è un’opera presentata nel 2022 presso la Galleria ME Vannucci, nell’ambito del progetto Consuete attenzioni, curato da Alessandro Rabottini. L’installazione si articola attraverso l’impiego di barriere New Jersey e reti da cantiere, elementi funzionali alla delimitazione e alla gestione dei flussi, qui riconfigurati come dispositivi di separazione e confinamento. L’intervento suddivide lo spazio della galleria in due aree, una delle quali ulteriormente articolata in quattro porzioni, modificandone la continuità percettiva e la praticabilità. All’interno delle recinzioni, sono collocati alcuni palloni da basket usurati e sgonfi, privati della tensione necessaria al loro utilizzo.

L’assetto installativo interferisce con l’accesso e con la circolazione: l’ingresso è parzialmente ostruito, mentre una porta semiaperta, integrata nella recinzione, risulta inaccessibile a causa della parete antistante. Si determina così una condizione di discontinuità spaziale, nella quale l’apertura non coincide con una reale possibilità di passaggio e la visibilità degli oggetti non corrisponde alla loro accessibilità. La funzione originaria dei materiali viene alterata: le strutture di delimitazione diventano strumenti di preclusione, mentre gli oggetti destinati al gioco sono sottratti alla loro funzione relazionale e operativa.

L’intervento agisce sulla relazione tra spazio, corpo e movimento, trasformando la fruizione in un’esperienza regolata da impedimenti e interruzioni. La progressiva frammentazione introduce una riflessione sui processi attraverso cui lo spazio viene organizzato, assegnato e reso accessibile in modo differenziale. Recintare significa non soltanto separare, ma stabilire condizioni di appartenenza ed esclusione, definendo chi possa attraversare, utilizzare o occupare una determinata porzione.

Tale distinzione, tuttavia, non è univoca. La posizione di chi si trova dentro o fuori non determina necessariamente una condizione stabile di privilegio o subordinazione. L’inaccessibilità può essere percepita come privazione dall’esterno e come protezione dall’interno; analogamente, l’esclusione non esclude la possibilità di una complicità nei confronti del sistema che la produce. Il dispositivo sollecita così una riflessione sulla responsabilità individuale e sui meccanismi, anche inconsapevoli, attraverso cui si accettano e si riproducono le strutture di separazione.

La misura di un intervallo configura quindi lo spazio come costruzione materiale e relazionale, nella quale il limite non è neutro, ma produce conseguenze sulla libertà d’azione e sulle possibilità di relazione. L’intervallo evocato dal titolo si colloca tra accesso e interdizione, appartenenza ed estraneità, subordinazione e complicità. La questione non riguarda soltanto la posizione occupata rispetto alla barriera, ma il modo in cui ciascuno partecipa, direttamente o indirettamente, alla definizione e al mantenimento del confine.

Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife

1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni
9 – Sorelle Acqua di Rachele Frison
10 – Arma il prossimo tuo come te stesso di Mario Consiglio
11 – L’amore è nell’aria di Bianco-Valente
12 – GIOVANNA di Ivana Pia Lorusso
13 – Opera senza data, senza titolo di Maura Banfo
14 – Trappola Calanco del Rio Tradito di Angelo Bellobono
15 – I just want to know who I am di Virginia Zanetti
16 – Resto dei MASBEDO
17 – Angela Paolini di Chiara Calore
18 – Manifestazione di Gian Maria Tosatti
19 – Come sta la luna? di Serena Fineschi
20 – The Bathhouse di Federico Solmi
21 – CRASH di Loredana Longo
22 – Ritratto in arancione di Alfonso Leto
23 – ES di Federica Poletti
24 – Frammenti di Coscienza #8 di Mikayel Ohanjanyan
25 – Echea di Michele Spanghero
26 – RESISTENZA DI UN’IDEA #01 di Vincenzo Schillaci