
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo ventinovesimo appuntamento ci risponde Paola Ugolini, critica d’arte e curatrice indipendente
Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?
Ci risponde Paola Ugolini, critica d’arte e curatrice indipendente.
Correva il mese di ottobre dell’anno 2014 e mi trovavo a Torino per visitare Artissima, la fiera d’arte contemporanea. Era sabato pomeriggio e sarei dovuta partire l’indomani mattina per rientrare a Roma quando Benni, cara amica romana, mi chiama per chiedermi di accompagnarla il giorno dopo nelle Langhe piemontesi per una colazione a base di tartufo e visita al museo privato di una coppia di famosi collezionisti.
Benni sarebbe dovuta andare con il marito che però era dovuto rientrare di corsa a Roma per un problema di lavoro. Di solito detesto cambiare i miei programmi per cui, la povera Benni, ha dovuto insistere parecchio per convincermi a partire la sera anziché la mattina presto per passare la giornata con lei.
La mattina dopo, quindi, anziché sul Frecciarossa per Roma ero seduta su un pulmino pieno di collezionisti e curatori alla volta di Busca in provincia di Cuneo per visitare la collezione La Gaia dei coniugi Viglietta. Dopo la visita alle opere, alle 13.00 ci hanno portati in un ristorante, effettivamente ottimo, che era stato completamente requisito per ospitare il gruppo VIP di Artissima. Mi sono seduta in uno dei tanti tavoli tondi apparecchiati per dieci, eravamo però solo in otto e c’erano quindi ancora due posti vuoti.
A un certo punto, un buffo signore inglese con un’amica metà francese e metà italiana ci chiedono di potersi sedere con noi e, con un po’ di fatica, comincio una conversazione professionale in inglese con il buffo signore che, dopo poco, scopro essere un gallerista londinese, che non sapeva arrotolare gli spaghetti, piuttosto conosciuto. Al dolce avevo ricevuto l’invito a curare una mostra di artiste donne e performer nella sua galleria di Londra, la mostra era The Body As Language, una collettiva che cercavo di realizzare in Italia da almeno quattro/cinque anni senza successo nonostante le numerose porte a cui avevo inutilmente bussato.
Questa è stata la mia svolta perché da quel momento non solo ho continuato a lavorare sulle forgotten narratives e sulle artiste donne, ma il buffo gallerista è diventato anche il mio Compagno di vita oltre che di lavoro.
Leggi “La svolta” su ArtsLife
1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini
11 – Raffaella Cortese
12 – Nicola Ricciardi
13 – Paola Manfredi
14 – Maria Cristina Didero
15 – Paola Capata
16 – Roberto Gramiccia
17 – Sergio Risaliti
18 – Andrea Bruciati
19 – Francesco Arena
20 – Ilaria Bonacossa
21 – Irina Zucca Alessandrelli
22 – Lorenza Baroncelli
23 – Lorenzo Balbi
24 – Clementina Rizzi
25 – Ludovico Pratesi
26 – Umberto Croppi
27 – Lorenzo Bruni
28 – Daniele Capra




