
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo trentaquattresimo appuntamento ci risponde Maria Bonmassar, professionista in comunicazione culturale
Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?
Ci risponde Maria Bonmassar, professionista in comunicazione culturale e titolare dell’omonimo ufficio stampa.
La svolta, nel percorso di una vita, raramente coincide con un punto preciso: è piuttosto un movimento continuo, un modo di orientarsi. Guardando indietro, riconosco che ogni scelta, apparentemente coraggiosa o folle, nello studio come nel lavoro, è stata guidata da una bussola chiara: la ricerca del bello e il desiderio profondo di avvicinarmi a ciò che nutre lo sguardo e il pensiero.
Ho avuto la fortuna di non camminare da sola. Sul mio cammino ho incontrato fari, maestri e compagni di viaggio che, in momenti diversi, mi hanno aiutata a compiere la svolta giusta.
La prima scintilla si accese grazie alla mia maestra di quinta elementare, che scelse Mantova come meta della nostra gita scolastica. La visita alla Sala dei Giganti di Palazzo Te fu una vera folgorazione. Da quel giorno nacque un’ossessione felice: inseguire quello stupore ovunque, entrando nelle chiese, cercando dipinti e sculture, imparando a guardare.
Quel desiderio si è poi tradotto nella scelta degli studi in Lettere e nell’incontro con la storia dell’arte. Devo molto a Roberto Togni, professore di Museografia e Museologia all’Università di Trento: un uomo di immensa cultura, capace di spalancare orizzonti inediti e di trasmettere il valore dello studio.
Una svolta decisiva fu il superamento dell’esame di ammissione alla Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea di Siena. In un ambiente altamente stimolante, guidata dal Direttore Enrico Crispolti, appresi i principi che avrebbero fondato la mia etica professionale: rigore nella ricerca, precisione e onestà intellettuale.
La teoria divenne poi pratica nel mio primo lavoro, come assistente personale della mercante d’arte Laura Tansini. Mi occupavo di tutto: dalla stesura di testi critici al pagamento delle bollette. Da lei ho ereditato una lezione che porto con me ancora oggi: non esiste un compito troppo piccolo e ogni lavoro merita di essere fatto bene.
Il mio legame con il tessuto vivo della storia dell’arte si consolidò grazie a un altro incontro straordinario, quello con Giovanola Ripandelli, vedova di Gastone Novelli. Lavorare all’organizzazione dell’archivio dell’artista significò immergersi in una costellazione di opere, documenti e relazioni umane, toccando con mano la materia di cui è fatta la ricerca.
La svolta definitiva verso il mondo della comunicazione culturale la devo invece a Martha Boyden, artista di rara sensibilità poetica e Art Liaison dell’American Academy in Rome. Quell’incontro aprì le porte a una reazione a catena di infinite nuove relazioni, molte fondamentali, tutte preziose.
Ripensando oggi a quasi trent’anni di professione, mi rendo conto che la mia carriera non è stata una linea retta, ma una felice successione di incontri, meraviglie e insegnamenti. Se dovessi trovare il fil rouge che tiene insieme questa affascinante montagna russa, lo riconoscerei nella scelta ostinata e quotidiana di inseguire la bellezza e di mettere cura, rispetto e qualità in ogni singola cosa che faccio. È questa, in fondo, la mia svolta più grande.
Leggi “La svolta” su ArtsLife
1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini
11 – Raffaella Cortese
12 – Nicola Ricciardi
13 – Paola Manfredi
14 – Maria Cristina Didero
15 – Paola Capata
16 – Roberto Gramiccia
17 – Sergio Risaliti
18 – Andrea Bruciati
19 – Francesco Arena
20 – Ilaria Bonacossa
21 – Irina Zucca Alessandrelli
22 – Lorenza Baroncelli
23 – Lorenzo Balbi
24 – Clementina Rizzi
25 – Ludovico Pratesi
26 – Umberto Croppi
27 – Lorenzo Bruni
28 – Daniele Capra
29 – Paola Ugolini
30 – Giorgio Galotti
31 – Antonio Marras
32 – Lorenzo Canova
33 – Massimiliano Zane




