29 Settembre 2026 01:07

La svolta. La buona occasione di Marcello Smarrelli nel mondo dell’arte

Marcello Smarrelli
Marcello Smarrelli
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo trentaseiesimo appuntamento ci risponde lo storico dell’arte e curatore Marcello Smarrelli

Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?

Ci risponde Marcello Smarrelli, storico dell’arte e curatore; direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli e della Fondazione Pastificio Cerere; curatore presso la Fondazione Memmo Arte Contemporanea.

Sicuramente l’invito a curare la XIV edizione di Fuori Uso a Pescara nel 2003. Ero più o meno “nel mezzo del cammin di nostra vita”, e negli anni precedenti avevo essenzialmente studiato, insegnato, viaggiato, visto gente, fatto cose…

Fuori Uso è una manifestazione nata nel 1990 su iniziativa di Cesare Manzo e dell’Associazione Culturale ArteNova. Nel corso degli anni, Fuori Uso ha individuato in tutta la città di Pescara spazi fuori uso da far rivivere con l’arte contemporanea: l’ex Liquorificio Aurum, l’ex Scuola di Marzio, l’ex Opificio Gaslini, l’ex Colonia Stella Maris, l’ex Clinica Baiocchi, l’ex Ferrotel.

Proprio il primo piano del Ferrotel ha ospitato GREAT EXPECTATIONS, la mostra curata con Charlotte Laubard, Chiara Parisi e Alessandro Rabottini che ha visto protagonisti artisti internazionali appartenenti a generazioni tra loro diverse, accomunati da un approccio poetico in cui dominava un senso d’inquietudine, sospeso tra realtà e immaginazione, fortemente influenzato dai linguaggi della fiction e della messa in scena. Il clima di tensione e poesia inquieta che le opere evocavano nel loro reciproco relazionarsi, era stato suggerito dall’atmosfera stessa dello spazio espositivo, una successione di piccole stanze che richiamavano immagini di auto-isolamento, sogno, incubo e percezione alterata della realtà.

La lista degli artisti è sorprendente ancora dopo 23 anni, c’era una stanza dedicata al Paul Tek, il primo lavoro in Italia del giovanissimo Tino Sehgal, conosciuto a Berlino dove, con tutti i curatori, trascorremmo il mese di agosto a fare studio visit. Ma l’opera simbolo era sicuramente D’IO di Gino De Dominicis, la registrazione di una risata tragicomica che rimbomba come una eco infinita, presentata alla galleria l’Attico di Fabio Sargentini nel 1971 per la prima e unica volta. L’artista l’aveva fatta registrare da un attore che, dopo qualche tempo, si tolse la vita, dandole un valore quasi profetico.

Dagli anni di insegnamento avevo imparato che la scuola è un luogo dove si cerca di affrontare la paura e l’angoscia di docenti e studenti attraverso il mito dell’oggettività, della standardizzazione, di un insegnamento che arranca verso il mito della modernità e finisce, invece, per schiacciare ogni differenza, ogni individualità. Il risultato è la noia, l’indifferenza, la non risposta alla non domanda. Una mostra come GREAT EXPETATION è stata per me come un viaggio non organizzato, dove non sai bene cosa ti aspetti e di cui sei sicuro solo degli imprevisti. Ma sono stati proprio quelli a farne un’esperienza diversa e per questo indimenticabile.

Leggi “La svolta” su ArtsLife

1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini
11 – Raffaella Cortese
12 – Nicola Ricciardi
13 – Paola Manfredi
14 – Maria Cristina Didero
15 – Paola Capata
16 – Roberto Gramiccia
17 – Sergio Risaliti
18 – Andrea Bruciati
19 – Francesco Arena
20 – Ilaria Bonacossa
21 – Irina Zucca Alessandrelli
22 – Lorenza Baroncelli
23 – Lorenzo Balbi
24 – Clementina Rizzi
25 – Ludovico Pratesi
26 – Umberto Croppi
27 – Lorenzo Bruni
28 – Daniele Capra
29 – Paola Ugolini
30 – Giorgio Galotti
31 – Antonio Marras
32 – Lorenzo Canova
33 – Massimiliano Zane
34 – Maria Bonmassar
35 – Valentino Nizzo